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I segreti delle aurore polari

Nel nostro emisfero, quello boreale, sono visibili da ottobre a marzo alle alte latitudini. C'è chi si è attrezzato con cupole di vetro per ammirarle stando al caldo

10 dicembre 2016
| di Barbara Lutzu
I segreti delle aurore polari

È uno degli spettacoli più belli e affascinanti che la natura ci regala e che meriterebbe di essere visto almeno una volta nella vita: l'aurora polare. È un fenomeno che si manifesta alle alte latitudini della Terra durante tutto il semestre invernale: in questo periodo, in queste zone, è come se il cielo si dipingesse di drappeggi multicolori e lunghe bande oscillanti.

 

Questo spettacolo, che un tempo veniva osservato con timore dalle popolazioni del nord che gli attribuivano un’origine divina, è stato spiegato scientificamente nel 1859 dall’astronomo inglese Richard Christopher Carrington che per primo collegò queste manifestazioni all’attività solare.


Durante la Grande Aurora – quella che si verificò tra l'agosto e il settembre del 1859 e fu visibile in gran parte della Terra, persino nei cieli sopra Cuba e le Hawaii – Carrington osservò che sulla superficie del sole (la fotosfera) erano presenti grandi macchie dalle quali si originava una cascata di particelle ionizzate che arrivavano sulla Terra.

 

Oggi sappiamo che queste particelle cariche provenienti dal Sole, il vento solare, colpiscono i gas presenti nella ionosfera (lo strato della nostra atmosfera compreso tra i 60 e 450 chilometri di altezza) dando origine alle aurore. Il fenomeno, tranne le rarissime eccezioni come quella del 1859, si può osservare solo nelle zone polari perché lì le particelle solari, a causa della forma del campo magnetico terrestre (la magnetosfera, che si estende oltre la zona più esterna dell’atmosfera e come uno scudo  protegge la Terra dalle radiazioni cosmiche), riescono ad attraversare l’atmosfera convogliate dai poli magnetici della Terra.

 

Le forme più affascinanti delle aurore si possono vedere quando l’attività del Sole – che dal 1995 è costantemente monitorata dall'osservatorio spaziale SOHO (Solar Heliospheric Observatory) – è al suo massimo e questo avviene circa ogni undici anni. Il Sole, infatti, segue un ciclo undecennale durante il quale la sua attività aumenta gradualmente fino a raggiungere il massimo di intensità per poi diminuire di nuovo. La massima attività solare è visibile sulla fotosfera dove si verifica un aumento delle macchie solari che raggiungono il massimo numero e la massima estensione.

Questa attività solare è responsabile non solo delle aurore ma anche delle tempeste geomagnetiche in grado di disturbare il funzionamento dei Gps sulla Terra, creare blackout elettrici e causare malfunzionamenti ai sistemi hi-tech. Se, per esempio, dovesse ripetersi oggi un evento eccezionale come quello successo nel 1852 – che all'epoca bloccò tutte le linee telegrafiche – probabilmente si interromperebbero le comunicazioni in tutto il mondo e i satelliti artificiali ne sarebbero danneggiati. L’ultimo evento di un’intensità pari solo alla metà di quella del 1859 è accaduto nel 1960 provocando un blocco radio in tutto il pianeta.

 

Nel nostro emisfero, quello boreale, le aurore possono essere ammirate da ottobre a marzo (esattamente all'opposto nell'emisfero australe, da marzo a settembre) e i Paesi che offrono questo spettacolo sono principalmente Norvegia, Finlandia, Svezia, Islanda, Russia, Groenlandia, Canada e Alaska. Qui molti alberghi si sono attrezzati con camere costruite in zone disabitate con cupole di vetro per permettere ai visitatori di ammirare questo spettacolo naturale sdraiati sotto le coperte del proprio letto.

 

Oltre alla latitudine – più si è a nord più si ha la possibilità di vederla – è importante essere lontani dall'inquinamento luminoso delle città: per poter vedere l'aurora è infatti necessario che ci sia molto buio e che il cielo sia limpido e privo di nuvole.

@liciaanimalie

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