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Cane Angelo, condannati a 16 mesi i quattro imputati

Sconteranno la pena con sei mesi di volontariato in un canile

26 maggio 2017
| di Redazione
Cane Angelo, condannati a 16 mesi i quattro imputati

Sono stati condannati a 16 mesi di carcere i quattro ragazzi che il 24 giugno del 2016, a Sangineto (Cosenza), torturarono e uccisero il cane Angelo, un randagio bianco di tre anni che viveva liberamente nel Paese. È stata quindi accolta la richiesta del Pubblico Ministero che nella scorsa udienza aveva chiesto il massimo della pena: due anni di reclusione ridotti a 16 mesi per via del rito abbreviato ottenuto dagli imputati.

 

I quattro giovani – Giuseppe Liparoto, Francesco Bonanata , Nicholas Fusaro e Luca Bonanata – non andranno però in prigione perché è stata loro concessa la sospensione condizionale della pena. Il giudice del Tribunale di Paola, dove si è svolto il processo, ha infatti disposto che i quattro svolgano per sei mesi attività di volontariato proprio in un canile, il cui buon esito dovrà essere certificato dal responsabile della struttura. Gli imputati dovranno inoltre risarcire le parti civili, tra cui il comune di  Sangineto e alcune associazioni animaliste, con il pagamento di duemila euro ciascuna, oltre alle spese legali.

 

 

I quattro, che al momento della lettura del dispositivo non si trovavano in aula, sono stati riconosciuti colpevoli del reato di uccisione di animali: dopo aver appeso a un albero il cane Angelo (così ribattezzato dopo la sua morte) lo presero a bastonate fino a ucciderlo, pubblicando poi sul web le immagini del gesto.

 

“Con il riconoscimento del massimo della pena – ha commentato Carla Rocchi, presidente nazionale di Enpa – questo processo traccia un importante percorso giudiziario nei casi di uccisione e maltrattamento di animali, ma al contempo evidenzia i limiti della normativa attuale, per la quale è necessario e doveroso prevedere un inasprimento delle pene. Adesso – continua Rocchi – tutta l’attenzione si concentra sull’attività di volontariato dei quattro e sarà necessario vigilare affinché essa venga svolta in modo serio e puntuale presso una struttura accreditata e che non sia invece considerata dagli uccisori di Angelo come una scappatoia. A chi certificherà tale percorso essi devono poter dimostrare un reale e sincero ravvedimento”.

 

“Il rigore con cui il giudice ha applicato il codice – ha commentato l’onorevole Michela Vittoria Brambilla, presidente del Movimento e dell’Ambiente – mostra che occorrono sanzioni penali più severe per chi maltratta e uccide gli animali. Chi maltratta e uccide gli animali deve andare in carcere”.

@liciaanimalie

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