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Sì al permesso retribuito dal lavoro se il cane sta male

È la prima volta che succede in Italia e potrebbe rappresentare un importante precedente

12 ottobre 2017
| di Redazione
Sì al permesso retribuito dal lavoro se il cane sta male

Il suo cane sta male e lei, una donna single che lavora all'Università La Sapienza di Roma, riesce a ottenere due giorni di permesso retribuito per assisterlo durante e dopo l'intervento chirurgico.

 

È la prima volta che succede in Italia, dove il Codice civile continua a considerare gli animali domestici come “beni mobili” – e non componenti della famiglia a tutti gli effetti – mentre il Codice penale punisce il maltrattamento e l'abbandono. Ed è stata proprio questa norma a creare un importante precedente nel mondo del lavoro.

 

Quando la donna ha chiesto due giorni di permesso per gravi motivi personali, senza nascondere l'esigenza di dover assistere il suo cane che sarebbe dovuto essere operato per una paralisi alla laringe, l'ufficio del personale dell'Università le ha risposto chiedendole di motivare ulteriormente la domanda dato che non esistevano precedenti per l’assistenza di animali domestici.

 

Con l'aiuto della Lav (Lega anti vivisezione), alla quale la padrona del cane si era a questo punto rivolta, è stato possibile risalire alle sentenze della Cassazione che sancivano come la mancata cura del proprio animale configurasse il reato di maltrattamento. La donna, che non aveva la possibilità di delegare a nessun altro l'assistenza del suo cane, ha in questo modo potuto sostenere che, senza quel permesso dal lavoro, avrebbe commesso un reato, privando il suo animale delle cure di cui aveva bisogno in quell'esatto momento. A questo punto l'Università, dopo aver avuto anche il certificato del medico veterinario, ha quindi concesso i due giorni di permesso chiesti dalla dipendente.

 

“Ora, con le dovute certificazioni medico-veterinarie, chi si troverà nella stessa situazione potrà citare questo importante precedente” ha detto il presidente della Lav Gianluca Felicetti. “Si tratta di un altro significativo passo in avanti – continua Felicetti – che prende atto di come gli animali non tenuti a fini di lucro o di produzione sono a tutti gli effetti componenti della famiglia. È un altro passo avanti verso un’organica riforma del Codice Civile che speriamo il prossimo Governo e il prossimo Parlamento avranno il coraggio di fare, approvando la nostra proposta di Legge ferma dal 2008.”

 

@liciaanimalie

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