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Peritonite infettiva nel gatto: cos'è?

Risponde il medico veterinario Giuseppe Larosa

14 giugno 2016
| di Giuseppe Larosa
Peritonite infettiva nel gatto: cos'è?

Ho una gattina di 2 anni, si chiama Minoù, e da circa 9 mesi ha diarrea. Dopo vari tentativi di terapie che non sono andate bene mi hanno detto che Minoù è affetta da un virus che porta alla peritonite infettiva e che non è curabile perché ha ormai l’addome gonfio e pieno di liquido. Le chiedo: come è possibile che Minoù che non è mai uscita da casa possa aver preso questo virus? Come è possibile che stia così male avendo una positività al virus molto bassa? Quanto tempo deve passare perché io possa prendere un altro gatto ed essere sicuro che non ci siano altri virus in casa?

Grazie, Francesca G.

 

La Peritonite Infettiva Felina è una malattia virale causata da un Coronavirus, un virus che ha una predilezione (un tropismo tessutale) per gli epiteli dell’apparato gastroenterico e per quello respiratorio, ma la maggior parte dei gatti che viene a contatto con questo virus, fortunatamente, non si ammala di Peritonite Infettiva. Il Coronavirus enterico, può rimanere a livello intestinale per mesi, anni o per tutta la durata della vita del gatto in una forma non pericolosa per la vita del gatto.


Il problema, si pone quando, nei gatti 'sfortunati' questo Coronavirus enterico 'non cattivo' si modifica e si trasforma nel Coronavirus 'cattivo' che  causa la Peritonite Infettiva Felina.
E’ accertato che, affinchè si possa avere questa trasformazione del virus, sono necessari dei fattori predisponenti come la giovane età dell’animale (il 70% della malattia si ha in gatti che hanno meno di 1 anno), lo stress ambientale legato a situazioni di sovraffollamento, altri tipi di stress e una certa predisposizione individuale a sviluppare la malattia (sembra che vi sia pure una predisposizione genetica per i gatti  Persiani e Siamesi).


Non sarebbe corretto parlare di peritonite (infiammazione del peritoneo, quella membrana sierosa che riveste la cavità addominale e i visceri) perché la raccolta di liquidi in addome non è una conseguenza dell’infiammazione del peritoneo ma è secondaria ai danni causati dal Coronavirus sui vasi sanguigni (vasculopatia) degli organi addominali, toracici o pericardici, danni che causano un aumento della  permeabilità vascolare con perdita di liquidi dall’interno dei vasi sanguigni.

 

Due sono le forme di Peritonite Infettiva che possono riscontrarsi nel gatto: una forma di peritonite umida o essudativa che colpisce circa il 75 per cento dei gatti e una forma di peritonite secca che interessa circa il 25 per cento. La prima si presenta con un decorso prevalentemente acuto, rapido, con  notevoli lesione dei vasi sanguigni e successiva fuoriuscita di liquidi intravascolari. Questi liquidi si raccolgono prevalentemente in addome ma possono accumularsi pure nella cavità toracica o nello spazio pericardico.
La seconda è una forma secca, quasi priva di essudato, che si presenta con una evoluzione più lenta, di maggiore durata e con una sintomatologia non ben precisa e variabile a seconda dell’organo o degli organi maggiormente colpiti (fegato, reni, sistema nervoso centrale, occhio). Non è frequente, ma alcuni gatti potrebbero presentare contemporaneamente sia la forma secca che quella umida.


Essendo il Coronavirus molto contagioso, quando un gatto ne è portatore tutti i gatti che convivono con lui  o che frequentano gli stessi luoghi o lo stesso giardino prima o poi ne vengono a contatto, senza  presentare sintomi di malattia, ma diventando pure loro dei portatori sani di “Coronavirus enterico non cattivo”. Un gatto portatore del virus lo elimina  prevalentemente con le feci o più raramente con la saliva. Quando i gatti usano la stessa lettiera sulle loro zampe si deposita il Coronavirus. Nei momenti che il gatto si lecca le zampe per le pulizie giornaliere il Coronavirus viene ingerito dando così inizio al ciclo di infezione intestinale 'benigna'. In alcuni casi, anche se raramente, il virus può essere veicolato in casa dal proprietario con le scarpe o con gli abiti dopo aver accudito gatti di colonie feline senza aver preso precauzioni igieniche prima del rientro in casa.


La sintomatologia all’inizio è molto varia ed è simile ai sintomi di tante altre malattie: inappetenza, perdita di peso, febbre ricorrente, diarrea, deperimento, difficoltà a respirare, cambiamenti del carattere, starnuti, variazione del  colore dell’iride o altre patologie a carico dell’occhio, sono solo alcuni dei sintomi che il gatto può presentare prima che si arrivi all’aumento di volume dell’addome (ascite) oppure a una seria difficoltà respiratoria per raccolta di liquidi nel torace o nel pericardio.

Per la diagnosi di Peritonite Infettiva Felina, non basta che la titolazione degli anticorpi nei confronti del Coronavirus sia  positiva o elevata perché il test non riesce a distinguere tra i due tipi di Coronavirus, ma serve che siano alterate pure la concentrazione totale di proteine nel siero o nell’essudato (con un alterato rapporto tra albumine e globuline), serve che il protidogramma abbia un grafico con un certo andamento, serve che sia elevata la concentrazione della glicoproteina acida alfa1 (AGP) e serve inoltre che la citologia e la PCR  del liquido prelevato in addome o in torace ci confermi o meno la non facile diagnosi.


La risposta alla sua seconda domanda, sul basso tasso di anticorpi nonostante la grave sintomatologia clinica, può essere spiegata dal fatto che nelle fasi iniziali dell’infezione la replicazione del virus è molto lenta, quindi sembra che non vi sia una quantità di anticorpi elevata da poter rilevare sierologicamente, in aggiunta a questo, il sistema immunitario del gatto potrebbe (in quel momento) non essere capace di rispondere in modo adeguato all’attacco virale oppure può accadere che  i complessi Antigene-articorpo venendo rapidamente e quasi totalmente inglobati (fagocitati) da alcuni voluminosi globuli bianchi (monociti) non vengono resi disponibili per il rilevamento nel siero.

Per quanto riguarda la risposta alla sua terza domanda, se ha ben disinfettato l’ambiente con dell’ ipoclorito di sodio (candeggina) dopo 2, 3 settimane può reintrodurre un nuovo gatto in casa senza il rischio che si possa contagiare con eventuali Coronavirus rimasti nell’ambiente. Per l’introduzione di un nuovo gatto in giardino dovresti aspettare almeno due mesi perché si è visto che nelle feci secche seppellite sotto la terra il Coronavirus resiste per più tempo. E’ importante sapere che il Coronavirus che viene eliminato con le feci dai gatti 'portatori' è il  Coronavirus enterico, 'non cattivo' e solo all’interno del gatto può trasformarsi in Coronavirus della Peritonite Infettiva.

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