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L'orso polare più triste del mondo

21 ottobre 2016
| di Licia Colò
L'orso polare più triste del mondo

Qualche mese fa ho letto una notizia giunta dall'Argentina: la morte, nello zoo di Mendoza, di un orso polare di nome Arturo.

 

Forse per molti di voi questo nome non significherà nulla. A me, che da tempo seguivo la sua storia, la notizia ha provocato molta tristezza. D'altra parte, però, la sua morte ha messo la parola fine all'ennesima vergogna circa il modo in cui gli animali vengono considerati in quasi tutti gli zoo: semplice merce da mostrare.

 

Arturo era stato soprannominato l'orso polare più triste del mondo. Costretto a vivere all'interno di una gabbia e a trascorrere gli ultimi anni della sua vita in completa solitudine – la sua compagna era morta qualche anno fa – era l'unico orso polare di tutta l'Argentina ed era chiaro come soffrisse ormai anche di depressione. Senza considerare, inoltre, che d'estate a Mendoza si arriva anche a 40 gradi: immaginate cosa significhi questo per un animale nato per vivere in luoghi praticamente infiniti e soprattutto freddissimi. Si era persino tentato di trasferire Arturo in uno zoo in Canada, in un ambiente più consono alla sua natura, ma a causa dell'età avanzata non era stato possibile.


Ancora una volta una notizia del genere dovrebbe farci riflettere sull'assoluta inutilità della maggior parte degli zoo, a eccezione di quelle realtà che hanno davvero come fine la ricerca e il recupero di specie a rischio. E quando parlo di ricerca scientifica certo non parlo di quella messa in atto dai Giapponesi per fare stragi di balene...

 


Questo articolo è stato pubblicato su Famiglia Cristiana

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