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Non regalate pesci rossi

24 novembre 2016
| di Licia Colò
Non regalate pesci rossi

Non ho mai amato specie animali tenute in gabbia o in acquario perché ai miei occhi sono sempre apparse come una sorta 'd'arredo' mentre un cuore che batte dovrebbe fare la differenza.

 

Invece negli anni queste abitudini sono paradossalmente aumentate. Non voglio un cane o un gatto perché richiedono troppe attenzioni? Allora perché non pensare a un canarino, un criceto o un pesce rosso? Questi ultimi, poi, quando ero bambina, venivano regalati come premio all'interno di bustine di plastica nei luna park. Morivano dopo pochi giorni perché non tutti conoscevano ciò di cui avevano bisogno per sopravvivere.

 

Gli animali non si regalano, vorrei gridarlo a squarcia gola, ma sarei certo fuori moda. La realtà è invece che gli animali si regalano eccome. Al massimo, e un esempio lo sono proprio i pesci rossi, se ci si stufa, si gettano nei fiumi.

 

Dall'Australia a questo proposito arriva un allarme: i pesci rossi in questi ambienti diventano grandi come trote e creano grossi problemi all'habitat e alle altre specie animali perché mangiano il loro cibo e le loro uova. Al di là dell'effetto negativo sul nostro delicato sistema, nonostante il tempo non mi dia ragione, non smetto di sperare in un cambio di rotta. Che sia la scienza, la morale, la razionalità o l'amore, poco importa. La vita va rispettata e se proprio vogliamo rallegrare le nostre stanze compriamo pesci finti: sono praticamente uguali, non sporcano, non mangiano, e soprattutto non soffrono.

 


Questo articolo è stato pubblicato su Famiglia Cristiana

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